Un’ombra sulla verità

Regia di Philippe Le Guay.
Un film con François Cluzet, Jérémie Renier, Bérénice Bejo, Jonathan Zaccaï, Denise Chalem.
Titolo originale: L’homme de la cave.
Genere Commedia, Drammatico, – Francia, 2021, durata 114 minuti.
Distribuito da Bim Distribuzione.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Venerdì 25 novembre, ore 21.00
Domenica 27 novembre, ore 18.00
Lunedì 28 novembre, ore 21.00

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Simon, un architetto di Parigi, vende la cantina dello stabile in cui vive a Jacques Fonzic, un uomo di una sessantina d’anni che dice di passare un periodo difficile dopo la morte della madre. Pochi giorni dopo la transazione, però, Simon scopre che l’acquirente è in realtà uno storico negazionista, escluso dall’insegnamento e trasformatosi in una sorta di paria sociale. Impossibilitato ad annullare la vendita, Simon entra in conflitto con la moglie medico Hélène, la quale si interessa a sua volta alle idee di Fonzic e scopre nella famiglia di origine ebraica del marito un episodio poco chiaro avvenuto durante l’occupazione nazista di Parigi. Che ne sarà della famiglia di Simone, così solida eppure così fragile da sfaldarsi di fronte alla semplice presenza di Fonzic?

Come nel suo film più famoso, Le donne del 6° piano, Philippe Le Guay usa un edificio parigino come innesco e rappresentazione dei conflitti che attraversano la società francese: là il classismo (valido oggi come negli anni ’60), qui l’antisemitismo e più in generale le fragili convinzioni della classe borghese.

«L’uomo della cantina» è il titolo originale di Un’ombra sulla verità, adattamento italiano che suggerisce da subito la lettura simbolica del film, laddove al contrario Le Guay intende riflettere sulla moralità della borghesia francese a partire dalla falsa pista del giallo, con uno spazio sotterraneo rappresentato come un luogo da horror e l’antieroe Fonzic di François Cluzet, trasandato, arrogante e untuoso, è raffigurato come una presenza incongrua e distruttrice. La vicenda ruota soprattutto (e in modo prevedibile) sulla coppia di professionisti parigini, il biondo Simon di Jérémie Renier e la splendida Hélène di Bérénice Bejo, e usa lo scomodo Fonzic come l’innesco di una crisi di coscienza che scaturisce dai non-detti di una relazione tradizionale.

Il riferimento principale di Un’ombra sulla verità diventa chissà quanto consapevolmente Cape Fear – Il promontorio della paura, dove l’ingresso di un uomo pericoloso nella vita della coppia benestante (in quel caso un ritorno dal passato rimosso) portava alla distruzione di fragili equilibri familiari.

Jacques Fonzic non è però ambiguo e attraente come Max Cady e al contrario finisce per essere la figura meno approfondita del film, dal momento che le sue tesi sull’Olocausto non sono mai messe in discussione, ma anzi sono rilanciate dai dubbi e dalle crisi dei personaggi. Se Hélène finisce per interessarsi al suo lavoro e la figlia della coppia, l’adolescente Justine, ha bisogno di un’imbeccata di Fonzic per venire a conoscenza dello sterminio dei nativi americani (cosa piuttosto improbabile, nel 2021…), Simon è chiamato ad affrontare le conseguenze di una colpa che viene da lontano e che coinvolge le sue origini ebraiche.

Il dito puntato sui privilegi della borghesia parigina (la casa di Simon, ampia e luminosa, è significativamente messa in contrasto con l’oscurità della cantina in cui vive Fonzic), finisce per rendere piuttosto superficiale e confusa la sceneggiatura delle stesso Le Guay e di Marc Weitzmann, i quali non propendono naturalmente per le tesi negazioniste, ma compiono l’errore di trasformarle nel McGuffin del film.

Fonzic, insomma, dall’oscurità della sua cantina (un’altra forma di rimosso, proveniente non dal passato ma dal sottosuolo) non sarebbe altro che l’elemento incongruo pronto a smontare con la sua semplice presenza il castello di carta della Francia repubblicana, democratica, liberale e con la coscienza pulita per essersi liberata del nazismo, ma mai disposta a fare i conti con le proprie colpe.

Tutto vero, insomma, per quanto anche tutto già noto. Ci si chiede, insomma, di fronte a un film pretestuoso come Un’ombra sulla verità, se fosse davvero il caso di dare a un negazionista un ruolo così determinante e non, invece, approfittarne per smontare razionalmente tesi da tempo ridotte a ciarpame storiografico e lasciare per una volta la famiglia borghese alle sue classiche miserie e meschinità.

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