The Broken Key

Regia di Louis Nero.
Un film con Rutger Hauer, Michael Madsen, Geraldine Chaplin, Christopher Lambert, William Baldwin.
Titolo originale: The Broken Key.
Genere Fantascienza – Italia, 2017, durata 120 minuti.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Sabato 18 novembre, ore 21.00
Domenica 19 novembre, ore 21.00
Martedì 21 novembre, ore 21.00

Solo Martedì per TUTTI Biglietto € 4,00

Il piccolo Arthur Adams vede morire il padre in un misterioso incidente acquatico. Di lui gli restano due ricordi: un accendino tipo Zippo e una Ankh, o chiave della vita, simbolo egizio dell’accesso al regno dei morti. Salto temporale al 2033 nella città di York, costellata di ologrammi futuribili e di videomessaggi, uno dei quali invita la cittadinanza ad oltrepassare i cancelli della morte e avviarsi verso la resurrezione. Arthur è ora un giovane uomo dedito all’archeologia e alla ricerca della verità, cui l’ha indirizzato la madre sul letto di morte. Il desiderio di svelare il mistero legato alla scomparsa di suo padre mette l’archeologo sulle tracce del frammento mancante del Canone di Torino. Ad aiutarlo la giovane assistente Sara e una serie di personaggi misteriosi, ognuno recante il proprio pezzo del puzzle finale.
Fornire ulteriori spiegazioni circa la trama di The Broken Key non solo costituirebbe uno spoiler, ma sarebbe impossibile: il copione, scritto dal regista Luis Nero (qui anche produttore), è infarcito di una serie pressoché infinita di riferimenti a tutta la simbologia dell’occulto e passa senza soluzione di continuità da Dante Alighieri a Nikola Tesla, da Hieronymus Bosch alla dea Iside, citando buona parte della letteratura alla Dan Brown e della cinematografia esoterica mondiale.

Da un lato sarebbe opportuno che Hollywood si accorgesse del talento registico di Nero, qui messo in vetrina, e del suo coraggio nell’affrontare ad armi pari i titani del cinema spettacolare d’oltreoceano. Dal punto di vista visivo infatti, e quanto all’aspetto tecnico della produzione (cinematografia, luci, scenografie, costumi, trucco e via elencando), The Broken Key ha poco da invidiare ai titoli americani medi del filone. Anche la scelta delle location è interessante: Nero scova luoghi meravigliosi del panorama italiano poco sfruttati dal cinema, e trasforma Torino in un “santuario a cielo aperto”, centro di tutta la spiritualità magica dai tempi degli antichi egizi (sarà contenta la Torino Film Commission che ha contribuito al finanziamento del film). Infine gli effetti speciali che conferiscono al 2033 un’aura tecnologicamente avanzata (con ovvio riferimento al Blade Runner di Scott) sono di tutto rispetto.

Ma dal punto di vista della trama il film di Nero è un autentico disastro, una summa di luoghi comuni e spiritualità pop, un pasticcio ossessivamente ripetitivo e drammaturgicamente interminabile. Anche la recitazione degli attori, gravati da sceneggiatura e dialoghi insostenibili, lascia molto a desiderare: se dal punto di vista meramente fisico la scelta del protagonista, il vincitore del Grande Fratello 11 Andrea Cocco (una sorta di Keanu Reeves europeo) è azzeccata, dal punto di vista dell’espressività si rivela un vero azzardo.
Più adatta al ruolo di Sara Diana Dell’Erba, attrice e regista torinese che ricorda fisicamente Tina Aumont. La sequela di guest star che appaiono lungo la trama fa invece l’effetto degli ospiti di puntata di una serie mistery televisiva: ognuno sullo schermo il tempo necessario per interpretare il proprio cammeo, ognuno pronto a essere fatto fuori (letteralmente) per traghettare la storia verso l’ospite successivo. E il commento musicale, incessante e invadente, sommerge ogni passaggio della già complicata trama.

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