Stato di ebbrezza

Regia di Luca Biglione.
Un film con Francesca Inaudi, Andrea Roncato, Melania Dalla Costa, Antonia Truppo, Fabio Troiano.
Genere Biografico – Italia, 2018, durata 90 minuti.
Distribuito da Stemo Distribuzione.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Venerdì 26 aprile ore 21.00
Domenica 28 aprile ore 18.00
Lunedì 29 aprile ore 21.00

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Maria Rossi è brava, molto brava a far ridere la gente. È con la ruggine sulla voce che interpreta i suoi monologhi nei teatri emiliani e davanti a un pubblico divertito, almeno fino al giorno in cui non cade dal palcoscenico. Troppo ubriaca per risalirci infila una strada senza ritorno acutizzata dalla morte della madre. Padre e fratello fanno di tutto per proteggerla ma un brutto incidente in autostrada li convince al ricovero coatto. Costretta al trattamento sanitario obbligatorio, Maria avvia suo malgrado un lento percorso di ricostruzione personale, facendo i conti coi propri fantasmi e col dolore degli altri degenti. Ma in fondo alla notte troverà il suo monologo più bello.

La cosa più difficile sovente è essere se stessi, sopravvivere a se stessi.

Partendo dalla vita di Maria Rossi, cabarettista di Reggio Emilia che ha conosciuto la ‘grande sete’ e ha frequentato gli ospedali psichiatrici, Luca Biglione indaga la dipendenza e le disfunzioni esistenziali. Fruga nel disagio e rende visibile la bellezza e la fatica del vivere. Al centro del film e del palcoscenico una giovane donna che sente in sé una qualche mancanza che nessuna società riuscirà mai a colmare.

Un’artista che si aggrappa a una risata e risponde con battute argute all’appello del vuoto. Sensibile ed empatico, il regista apre con una caduta, Maria precipita dal palcoscenico e muore una prima volta. Non sarà mai più innocente in un mondo dove niente è stabile. Un mondo agito da una violenza segreta che travolge tutte le cose. Questa violenza sotterranea, misteriosa, che si affila nella protagonista alla morte della madre, ha l’insostenibile dolcezza di Bacco. Stato di ebbrezza è la storia di uno scacco e insieme di un riscatto che riconduce la narrazione ‘esplosa’ di una vita alcolica alla narrazione lineare e consequenziale del cinema.

Mettendo mano (e cuore) agli innumerevoli frammenti di memoria di Maria Rossi, ai dettagli, ai deliri, alle note ai margini e ai monologhi interiori, Biglione traduce il magma visionario (ed ebbro) in una storia compiuta. A interpretarla sullo schermo è Francesca Inaudi che gioca di eccessi e di ridondanze ironiche per suggerire la fenomenologia di una deriva esistenziale. Abulica e depressa, incompresa e spigolosa, la sua Maria galleggia tra visioni e compagni di viaggio che hanno una loro precisa identità e profondità. Attrice esigente e audace del cinema italiano, Francesca Inaudi trasmette un disagio che prende alla gola e si rafforza tra le nebbie della bassa, in uno spazio filmico che si fa correlativo oggettivo del deserto dell’anima.

Nonostante qualche forzatura di sceneggiatura e di recitazione, Stato di ebbrezza è un film inconsueto e fuori dal coro, una parabola amara e sconsolata che produce un effetto coinvolgente. Un’inquietudine che arriva dritta al cuore, imponendo un punto di vista ‘forte’ fra norma e devianza, innocenza e colpa. Una storia intima e familiare diventa di fatto una storia di tutti. Dentro c’è qualcosa che va senz’altro oltre la vicenda privata, qualcosa che ha a che fare con la natura stessa del cinema, dello spettacolo. Perché qui il cinema come il teatro testimoniano e al contempo mettono in scena, trasformano la vita in rappresentazione.

Ma Stato di ebbrezza non è fatto solo di immagini, ci sono anche le parole. La colonna verbale è costituita da brani dei suoi spettacoli ma anche di referti medici delle cliniche dove l’artista ha combattuto e vinto la sua battaglia. Con un’identificazione che sfida la temerarietà, Maria Rossi presta la sua voce alla Maria di ieri, abolendo ogni confine tra presente e passato, fra oggettività e soggettività, fra se stessa e l’altra da sé. Il film lascia addosso un senso di perdita, di una cesura, di un girare a vuoto che trova in ultima battuta (e in una battuta) la strada di casa.

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