Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

Regia di Gabriele Salvatores.
Un film con Ludovico Girardello, Ksenia Rappoport, Galatéa Bellugi, Ivan Franek, Dario Cantarelli.
Genere Fantascienza – Italia, 2017, durata 90 minuti.
Distribuito da 01 Distribution.

Venerdì 11 maggio ore 21.00
Domenica 13 maggio ore 18.00
Lunedì 14 maggio ore 21.00

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Michele Silenzi è cresciuto: ora ha 16 anni e il temperamento tipico dell’adolescente scontroso, anche perché, oltre alla crisi di crescita comune a tutti i teenager, ha gravi problemi da affrontare. Il primo è un lutto, di cui è impossibile parlare senza fare spoiler. Il secondo è il dono dell’invisibilità, abbinato a quella forza incontrollata che gli ha permesso, al termine de Il ragazzo invisibile, di distruggere un sottomarino. Il terzo è un passato scomodo del quale fanno parte una madre biologica russa e una gemella cresciuta in Marocco della quale non sospettava l’esistenza. Ora Michele dovrà capire se essere uno “speciale” sia davvero un dono o una dannazione, scoprire chi vuole essere davvero, e fare i conti con il suo lato oscuro – “si chiama diventare adulti”, in un universo in cui “l’evoluzione della specie non è mai indolore”.

Gabriele Salvatores prosegue il suo cammino sulla strada del genere supereroico rinnovandolo in chiave autorale e italiana.

E se i suoi primi passi in questo universo erano più esitanti e comportavano effetti speciali volutamente artigianali, ora Salvatores ci ha preso gusto e si muove con molta più disinvoltura sia nell’affrontare i topos di genere che nel realizzare effetti speciali più complessi (ad opera di quel genio creativo che è Victor Perez), senza rinunciare alla componente magica che li umanizza e li avvicina più alla fiaba che al fumetto.

Questa disinvoltura, e una trama che sposta la narrazione verso il lato oscuro, traghettano Il ragazzo invisibile – seconda generazione verso un pubblico coetaneo di Michele ma anche più adulto: i temi trattati, in particolare l’attitudine vampiresca di certi genitori nei confronti dei propri figli, sono davvero disturbanti, così come lo sono la visione ripetuta del sangue e alcune scene di tortura (soprattutto psicologica). Il ragazzo invisibile è una storia di orfani come lo sono quasi tutte le favole nere, perché tutte le figure genitoriali in scena (e anche quelle fuori scena) hanno bisogno di essere salvate, e si aspettano che sia la “seconda generazione” a farlo.

Ma Salvatores e il suo team di sceneggiatori (Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo) non dimenticano che il cuore della storia è un ragazzo che cresce, anzi, due: perché il personaggio più riuscito di questo secondo episodio è Natasha, la sorella di Michele, ragazzina che “non vuole essere toccata” e che esprime la sua furia prendendo letteralmente fuoco (ma usa anche il dito indice per accendersi le sigarette, e butta giù vodka come fosse acqua fresca). Natasha funziona perché la sua interprete, Galatea Bellugi, nata e cresciuta in Francia da padre italiano e madre danese, è un’attrice esperta: cosa che non si può dire di Ludovico Girardello, il ragazzo che interpreta Michele Silenzi, che ha il fisico del ruolo ma non ha ancora sviluppato una capacità recitativa (e una dizione) all’altezza. Xenia Rappoport, dal canto suo, trascina il personaggio di Yelena, la madre naturale dei gemelli, sopra le righe riconducendolo all’universo della graphic novel anticipato dai titoli di testa: il suo overacting è appropriato al genere, e contrasta piacevolmente con la ritrosia scontrosa di Natasha.
La regia di Salvatores, entusiastica e curiosa, e il montaggio nitido di Massimo Fiocchi sono di prim’ordine; più incerta la sceneggiatura, che dimentica di inserire da subito uno degli elementi chiave del genere, ovvero l’ironia, lasciando troppo spazio alla componente dark. Salvatores rimane (grazie a Dio) profondamente europeo nel suo ricondurre la storia più agli archetipi della letteratura classica che al pantheon Marvel. E non dimentica di colorare la vicenda del ragazzo invisibile con quella “tristezza dietro agli occhi blu” che contraddistingue chi è convinto che nessuno sappia come ci si senta ad essere lui: cioè ogni teenager.
Le musiche meritano un discorso a parte: nessuno come Salvatores sa anticipare la sua narrazione con inserti musicali prelevati da un universo personale e visionario. Ed è appropriato che una storia di predestinati (“fated”, come direbbero gli Who) venga raccontata da un autore cinematografico abituato a fare da Cassandra.

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