L’ordine delle cose

Regia di Andrea Segre.
Un film Da vedere 2017 con Paolo Pierobon, Giuseppe Battiston, Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane.
Genere Drammatico – Italia, Francia, Tunisia, 2017, durata 112 minuti.
Distribuito da Parthénos.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Venerdì 15 febbraio ore 21.00

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Corrado è un alto funzionario del Ministero degli Interni con una specializzazione in missioni internazionali legate al tema dell’immigrazione irregolare. Viene scelto per un compito non facile: trovare in Libia degli accordi che portino progressivamente a una diminuzione sostanziale degli sbarchi sulle coste italiane. Le trattative non sono facili perché i contrasti all’interno della realtà libica post Gheddafi sono molto forti e le forze in campo avverse con cui trattare molteplici. C’è però una regola precisa da rispettare: mai entrare in contatto diretto con uno dei migranti.

Andrea Segre prosegue il suo viaggio attraverso le condizioni esistenziali di chi migra e di chi si trova a confrontarsi con il fenomeno. Questa volta però sposta in modo considerevole il punto di vista. Non più la comunità lagunare di Io sono Li o quella montana di La prima neve (solo per rimanere ai film di finzione) ma un emissario (ex poliziotto) del Ministero impegnato a trovare una soluzione all’afflusso di migranti dal continente africano.

Per una di quelle coincidenze che accadono solo quando entra in gioco un elemento di ponderata preveggenza, lo stesso giorno in cui il film è stato presentato alla 74. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, l’Ansa riportava una dichiarazione del Ministro della Difesa Pinotti soddisfatta dei “dati molto confortanti per quanto riguarda gli afflussi sia di luglio sia di agosto”. Dati, ovviamente, che davano gli sbarchi in consistente diminuzione. Questo significava forse che il numero dei migranti fosse ‘miracolosamente’ mutato in consistenza? Assolutamente no. Significava solo che gli stessi avevano iniziato ad essere bloccati dalle forze libiche in cambio di consistenti esborsi di denaro. Il rispetto dei diritti umani faceva parte del prezzo pagato? Con un’alta dose di probabilità no.

È quanto ci racconta, attraverso la complessa figura di Corrado, Andrea Segre. Ci viene presentato come una persona estremamente attenta all’ordine, anche a quello personale. Forse proprio per questa ragione lo si manda a cercare di risolvere situazioni intricate in cui regna il caos. Di fronte a funzionari che hanno capito come muoversi senza urtare suscettibilità armate (il personaggio affidato al sempre efficace Battiston) Corrado è colui che deve imporre tattiche diverse. La sua azione è simile a quella della tanto praticata (e amata) scherma. Saper attaccare ma anche saper ritrarsi al momento giusto per potere (anche in questa seconda condizione) assestare la stoccata vincente. Il problema nasce però quando l’avversario non è più coperto dalla maschera protettiva del ‘numero’ di migranti ma diventa una persona della quale si finisce con il conoscere il vissuto e le speranze. A quel punto bisogna decidere quale sia la risposta da dare. Innanzitutto a se stessi. Da un lato c’è la ragion di Stato e la propria posizione all’interno delle istituzioni. Dall’altro la propria appartenenza al genere umano che chiede che si conservi all’aggettivazione ‘umano’ un significato che non ne svuoti il senso originario.

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