LE BAMBINE

Regia di Valentina Bertani, Nicole Bertani
Un film con Mia Ferricelli, Agnese Scazza, Petra Scheggia, Clara Tramontano, Matteo Martari
Genere Drammatico – Italia, Svizzera, Francia, 2025, durata 105 minuti
Distribuito da Adler Entertainment

Venerdì 16 ottobre – ore 21.00
Domenica 18 ottobre – ore 18.00
Lunedì 19 ottobre – ore 21.00

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1997, estate in una soporifera e residenziale Ferrara. La piccola Linda, di otto anni, si trasferisce al seguito della madre Eva, dopo aver lasciato la casa della ricca e protettiva nonna in Svizzera. Qui incontra Azzurra e Marta, due sorelle spesso lasciate a loro stesse dalla madre, divisa tra il ruolo di infermiera e la passione per la fabbricazione di bambole, e da un padre distante. Finora hanno potuto contare sul fedele cane e su Carlino, il babysitter queer che si occupa di loro, ma con l’aggiunta di Linda formano una banda di ragazzine che in movimento perpetuo esplorano il quartiere, il mondo, e la possibilità di diventare grandi.
Racconto d’infanzia che preme verso il suo limite estremo, il primo film a quattro mani delle sorelle Bertani è un trattato ipercinetico su un’età di passaggio, che tratteggia un sodalizio al femminile calato in un’estetica Y2K in versione bassa padana.

Se Valentina aveva già realizzato da sola La timidezza delle chiome, l’unione professionale con la sorella Nicole ne sovraccarica la spinta stilistica e va indubbiamente a cogliere a piene mani dalla loro infanzia condivisa, su quel finire degli anni novanta che sono ricreati con fedeltà ma anche con una verve spuria e obliqua che gli dà ancor più carattere, specialmente in un momento storico in cui il revival del periodo impazza un po’ ovunque e rischia già di inflazionarsi.

Qui però, nella provincia borghese infestata di zanzare e di crudeli giudizi benpensanti, la storia delle tre bambine prende pieghe inaspettate, si infila tra le vicende di una serie di maschere di contorno (benché con un’encomiabile demarcazione nel modo in cui la macchina da presa cerca e inquadra gli adulti rispetto ai più piccoli) e sembra voler stupire a ogni bivio.

L’impianto estetico è infatti vivo, originale e – armato di tutte le sue idiosincrasie – salutare per un cinema nazionale che ha bisogno di prospettive del genere. In superficie c’è il glitter, le stelline animate, gli effetti visivi; più in profondità invece sta la promessa di lavorare su registri inconsueti, sul dare alle tre protagoniste un’interiorità liminale tra l’infanzia e l’età adulta, parlando della dimensione femminile ma anche di un’esperienza queer che a volte rischia la caricatura ma trova punte di umanità vera.
È un approccio all’immagine e alla narrazione che è un po’ il riflesso invertito di un’altra coppia di fratelli, i D’Innocenzo: le due sorelle di origine mantovana si muovono in ambientazioni simili ma sostituiscono il nichilismo con un particolare brand di eccentrica empatia.

Il fatto che le autrici vengano dal mondo della pubblicità spiega forse perché lo stile sia già curatissimo e pienamente formato (da notare il bel design dei titoli, opera di Nicole) mentre la scrittura funzioni più come prova d’intento che come indagine davvero approfondita. C’è però un’evoluzione evidente, nonché materiale a sufficienza per immaginare che il sodalizio tra le due sorelle possa portare frutti ancor più significativi.

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