Il ritorno di Mary Poppins

Regia di Rob Marshall.
Un film con Emily Blunt, Lin-Manuel Miranda, Ben Whishaw, Emily Mortimer, Julie Walters.
Titolo originale: Mary Poppins Returns.
Genere Musical, Sentimentale – USA, 2018, durata 130 minuti.
Distribuito da Walt Disney.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: Film per tutti

GIOVEDI’ 3, VENERDI’ 4, SABATO 5 GENNAIO,
MARTEDI’ 8 GENNAIO, ore 21,00
DOMENICA 6 GENNAIO, ore 16,00, 18,00 e 21,00

al martedì biglietto per tutti di 4 €

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Londra, negli anni della crisi economica tra le due guerre. Nella casa della famiglia Banks ora vive Michael, adulto, e vedovo da un anno, con tre figli a cui badare: John, Annabel e Georgie. Per loro, ha rinunciato alla passione per la pittura ed è entrato in banca, come suo padre prima di lui. Ma ora la stessa banca, inclemente, reclama la casa, i soldi per riscattarla non ci sono e Michael non sa a chi votarsi. Il tempo è maturo perché Mary Poppins cali dal cielo aggrappata al suo ombrello e torni ad occuparsi dei piccoli e dei grandi Banks, in viale dei Ciliegi numero diciassette.

Presentato come un sequel, perché si svolge cronologicamente dopo i fatti del 1906, Il ritorno di Mary Poppins è in realtà un remake e come tale va considerato per essere apprezzato al meglio.

Ci si potrà poi schierare tra chi non ritrova in esso la magia del primo, chi non ne apprezza l’estetica un po’ manierata ed enfatica (Marshall è il regista di Chicago e si vede), o chi invece guarda con compiacimento all’operazione di modernizzazione, che in termini cinematografici significa anche appartenenza ad un gruppo di film, da Paddington a Tata Matilda, con cui condivide interpreti, personaggi e ambienti, e che si distinguono per il gusto visivo e l’inventiva sopra la media.

Si potrà, infine, esaurire il confronto con l’originale constatando che il film di Stevenson era “supercalifragilistichespiralidoso” e questo nuovo capitolo è “una stupendosa idea”, con tutta la distanza semantica che passa tra l’uno e l’altro termine, ma non si potrà non riconoscere a Il ritorno di Mary Poppins la qualità dell’adattamento e la capacità di inghiottirci in un gioco lungo due ore e dieci, proprio come la vasca da bagno inghiotte tata e bambini per renderli protagonisti della prima fantasia sottomarina.

È il gioco, appunto, del remake, a ritrovare il già noto e a misurare la novità: ecco allora gli acciarini al posto degli spazzacamini, la sindacalista per la suffragetta, il vento che cambia e la porta che si apre, il piccolo Georgie com’era Michael, la grande Jane (Emily Mortimer) così simile nell’espressione a Karen Dotrice, la cugina Topsy e lo zio Albert, la signora dei palloncini e quella dei piccioni. E nuove canzoni al posto delle vecchie, nuova retorica ad aggiornare la precedente, e in sottofondo il ritorno di un tema musicale che fu e di un personaggio praticamente perfetto sotto ogni aspetto, anche quello di Emily Blunt, fedele nello spirito e coraggiosa nell’impossibile sfida.

“Chissà dove potrà portarmi” si domanda il film sul finale. La risposta è che farà bene ad accontentarsi di affascinare i bambini di oggi, senza troppo ambire a cambiare le cose a ritroso. Certe volte, spostare indietro le lancette non basta.

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