Colette

Regia di Wash Westmoreland.
Un film con Keira Knightley, Dominic West, Denise Gough, Fiona Shaw, Eleanor Tomlinson.
Titolo originale: Colette.
Genere Biografico, Drammatico, Storico biografico – USA, Gran Bretagna, Ungheria, 2018, durata 111 minuti.
Distribuito da Vision Distribution.
Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13

Venerdì 12 aprile ore 21.00
Domenica 14 aprile ore 18.00
Lunedì 15 aprile ore 21.00

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Parigi, 1893. Gabrielle Sidonie Colette ha solo vent’anni quando sposa Henry Gauthier-Villars, Willy per gli amici, tutti ricchi e famosi. Scrittore egocentrico e critico eminente, Willy conduce Gabrielle a Parigi e la introduce nei salotti letterari e artistici. Intelligente e acuta, Gabrielle si integra rapidamente e il suo talento per la scrittura si rivela. Pescando nei suoi ricordi bucolici, scrive “Claudine a scuola”, che conosce immediatamente un grande successo commerciale. Willy lo cavalca, firmando i suoi libri. Ma l’incontro con Missy, un’aristocratica francese in pantaloni, l’affranca dall’ombra di Willy. Gabrielle prende coscienza della sua condizione e dell’inconsistenza degli uomini, infilando la rotta dell’emancipazione. Tra scandali ed esplorazioni ludiche, Gabrielle inventa Colette.

Colette figlia della piccola borghesia provinciale, Colette maestra della messa in scena di sé, Colette danseuse leggera, Colette scandalo della Belle Époque, Colette in tenuta da uomo, Colette sequestrata da Willy, Colette femminista… Tutta la sua vita Gabrielle Sidonie Colette ha giocato con la sua immagine, creando un personaggio che ha preso il sopravvento sulla realtà.

I suoi romanzi e la sua vita hanno ispirato numerosi film, da Gigi di Vincente Minnelli a Chéri di Stephen Frears, passando per la serie Colette, une femme libre di Nadine Trintignant. Malgrado le buone intenzioni e il desiderio di restare fedeli allo spirito dell’artista, nessuno di loro supera in eleganza, intelligenza e sensualità l’opera di Colette.

Il dramma biografico di Wash Westmoreland non fa eccezione, collezionando cliché: la tendenza fastidiosa dei personaggi a pontificare o il tentativo di accordare allo sfinimento l’opera ai dettagli biografici della sua autrice. Colette è soprattutto la storia di una metamorfosi, quella di una giovane paesana che sposa un seduttore incallito, liberandosi progressivamente della sua influenza, sul piano intellettuale e su quello sessuale, per diventare una delle figure preminenti del XX secolo. Un modello. Ma Wash Westmoreland si limita alla ricostruzione piatta e giudiziosa. Colette, prigioniera delle convenzioni dell’epoca e del matrimonio, sconta oggi quelle del biopic in costume che svolge in ordine cronologico la vita della protagonista, circondata da personaggi senza nuance e animata senza brio da qualche scena di amore saffico.

Rinunciando alla natura salda e pagana di Colette, che accettava gli scacchi esistenziali e sentimentali con una saggezza tutta paesana, la vita dell’artista si riduce a uno schizzo di inchiostro ordinario. Fortunatamente c’è Dominic West, attore immenso e sottovalutato, che si prende tutto lo spazio e il tempo per farsi valere come mai gli era successo al cinema. Complice la performance monocorde di Keira Knightley che non trova la trascendenza che esigeva il ruolo. Gli occhi ardenti che altrove (Orgoglio e pregiudizio, Anna Karenina) hanno incendiato la crinolina e la sua infrangibile compostezza formale, cedono il passo al marito tirannico di Dominic West che lo spettatore amerà detestare. Diversamente dalla donna moderna e indipendente che incarna, a Keira Knightley non riesce lo scarto, quel movimento tellurico che permise a Gabrielle Sidonie Colette di rivendicare il suo diritto all’uguaglianza, alla creazione, doppiando il marito e riappropriandosi della sua opera.

Il film di Westmoreland si ferma poi dove forse avremmo voluto cominciasse, la pubblicazione del suo primo romanzo ‘firmato’ e debutto, senza marito e senza pseudonimo, di un imponente corpo letterario. Arrivato dopo Mary Shelley – Un amore immortale e The Wife – Vivere nell’ombra sul tema della riconquista del potere femminile e dell’identità letteraria, Colette è un biopic puritano e accademico che come i suoi compari contraddice l’intenzione femminista, spiegando l’opera dell’autrice alla luce dei suoi capricci amorosi. In un costume troppo grande per lui, Westmoreland non riesce a dare vita al suo soggetto. Veicolando un’immagine convenuta di Colette, perde l’occasione di celebrare, celebrare davvero, il destino singolare di una donna né teorica, né militante che inventò il “femminismo del quotidiano”. Non si nasce Colette, lo si diventa, non senza impegno, non senza cura. Quella che continua a mancare a (certi) uomini quando ‘approcciano’ le donne senza corsetto.

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